Un pompiere di Londra aveva donato il proprio sperma a una coppia di lesbiche che desiderava disperatamente avere figli e non voleva, o non poteva, spendere soldi per l’inseminazione artificiale in clinica. Ma la legge britannica non tutela questi accordi «fai da te», per cui un pompiere di Londra si è ritrovato costretto a pagare l’assegno di mantenimento ai due bambini dopo che le donne si sono separate.

E' un caso di giurisprudenza surreale, il primo nel suo genere, che rimette in questione la pratica dell’inseminazione artificiale non regolata. Andy Bathie, 37 anni, un omone che oggi protesta di essere strangolato finanziariamente al punto da non potersi permettere di fare un figlio con sua moglie, aveva acconsentito ad aiutare le due partner, Sharon e Terri Arnold, a concepire. Altri amici maschi della coppia si erano già opposti risolutamente all’idea, ma lui si era invece lasciato convincere: «Mi ero informato sulla mia posizione legale e mi risultava che i genitori sarebbero state loro, non io. Non ho mai fatto il babbo».

E invece no. Un anno fa Andy è rimasto di stucco quando gli è arrivata una lettera della Child Support Agency, l’ente pubblico incaricato di rincorrere i genitori assenti (padri, nella stragrande maggioranza) per riscuotere l’assegno di mantenimento, con cui gli veniva imposto di sottoporsi a un test di paternità. E così, dopo aver sborsato le 400 sterline (600 euro) per la bisogna, Bathie ha dovuto tirarne fuori altre migliaia, pena il sequestro della paga.

Il pompiere londinese, impegnato ora in un’azione legale per essere esentato dagli oneri finanziari verso i bambini, sbotta: «Queste donne volevano diventare genitori e assumersi tutte le responsabilità che questo comporta. Non avrei mai dato il mio consenso se non avessero avuto la vita di una famiglia. La Child Support Agency ha ammesso che il mio caso è insolito, ma qui ci sono due pesi e due misure e il governo mi ruba i soldi».

La sua storia getta ombre sinistre sull’inseminazione artificiale «fatta in casa»: da anni esistono sedicenti servizi web, ovviamente non regolati, che forniscono alle donne un «kit» con tanto di siringa e una lista di potenziali donatori. Non è ovviamente questo il caso di Andy, ma il regolatore britannico della fertilità avverte che i donatori «fai da te» possono essere per legge identificati e costretti a pagare l’assegno di mantenimento. L’unico modo per essere totalmente esonerati da qualunque obbligo è donare lo sperma a una clinica.

«Avvertiamo gli uomini che forniscono materiale genetico che l’unico caso in cui non sono padri (secondo la legge, ndr) è quello in cui il loro seme viene donato a una clinica provvista di licenza. Questo non vale per i siti web non regolati o per l’inseminazione fatta in casa». Il governo britannico sta già lavorando a una legge che assegni la patria potestà a entrambi i partner dello stesso sesso uniti in cerimonia civile. Per ora, nel caso di una coppia di lesbiche, spetta soltanto alla madre biologica.

Andy Bathie, che ha incontrato solo un paio di volte i bambini, che oggi hanno 4 e 2 anni, vuole poter beneficiare della legge in retrospettiva. Ma molti altri uomini sono nelle sue condizioni, spiega la sua avvocata Natalie Gamble: «La madre non biologica di questa coppia non ha nessuna responsabilità legale,. Molte donne sole e coppie lesbiche concepiscono con l’inseminazione artificiale in casa, perché costa meno, o perché vogliono sapere chi è il padre. Ma la legge fa fatica a tener dietro a questi cambiamenti».

Tratto da La Stampa del 4/12/2007